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Batteria: le parti, come suona e come si suona

La batteria è il cuore pulsante del rock, del pop, del jazz e di tanti altri generi. La suona una sola persona con due mani e due piedi, e ogni mano e ogni piede fa un lavoro diverso. Qui vedi a cosa serve ogni parte, come tamburi e piatti producono il suono e come cominciare a suonare.

Rivisto il 9 ottobre 2026

In questa lezione

Ecco la batteria

In inglese la batteria si chiama drum kit, drum set o trap set. È «una piccola batteria mista di percussioni suonata da un solo musicista»: alcuni tamburi e alcuni piatti, tutti suonati da una persona. Tiene il tempo nel rock, nel pop, nel jazz e in tanti altri generi.

Il nome trap set viene dai primi tempi. I batteristi usavano ogni tipo di aggeggio, in inglese contraptions, per fare effetti sonori, e la parola fu accorciata in traps.

Non esiste una disposizione fissa. Yamaha dice che, se si dovesse indicare una batteria di base, sarebbe una cinque pezzi: una grancassa, un rullante e tre tom contando il timpano, con un ride, un crash e un charleston come piatti. Alcuni batteristi aggiungono una seconda grancassa, altri tom o piccoli extra come un wood block.

Nel sistema Hornbostel–Sachs, che gli studiosi usano per classificare gli strumenti, i tamburi sono membranofoni: vibra una pelle tesa. I piatti sono idiofoni: vibra tutto lo strumento. Quindi la batteria conta come un misto dei due. Curiosità: un piatto appeso e colpito dall'esterno viene classificato nello stesso gruppo di una campana.

Famiglia
Percussioni
Classificazione
Un insieme di membranofoni e idiofoni (Hornbostel–Sachs 211.212.11--111.242.121, revisione MIMO)
Estensione reale
Nessuna estensione fissa: la maggior parte delle parti non ha un'altezza precisa
Chiave
Chiave neutra (delle percussioni): due brevi lineette verticali
Trasposizione
Non è uno strumento traspositore
Misure (un esempio)
Yamaha Stage Custom Birch a 5 pezzi: grancassa da 22", rullante da 14", tom da 10" e 12", timpano da 16"

Le parti della batteria

I tamburi di una batteria sono fatti fondamentalmente di legno. Solo il rullante si fa in tanti materiali, come legno o metallo, così il batterista può scegliere. Le pelli un tempo erano di pelle animale, ma oggi quasi tutte sono una sottile pellicola di plastica.

I piatti sono di bronzo, una lega di rame e stagno, a volte con un po' d'argento. SABIAN, per esempio, fa il B20 con l'80% di rame e il 20% di stagno, più una traccia d'argento. La disposizione più comune va dai piccoli e acuti, alla sinistra del batterista, ai grandi e gravi, alla sua destra. L'unica eccezione è il tamburo più grande di tutti, la grancassa, ai piedi del batterista.

Alcune parti stanno dentro o dietro lo strumento, dove il disegno non le può mostrare; i loro numeri indicano più o meno dove si trovano.

Le parti della batteria
  1. Piatto crash crash cymbal

    Segna gli accenti forti. Zildjian lo descrive come sottile e leggero, con un suono esplosivo e brillante che si spegne in fretta.

  2. Piatto ride ride cymbal

    Il piatto più grande e più pesante della batteria. Il suo suono è più scuro, e si sente chiaramente ogni colpo.

  3. Charleston (hi-hat) hi-hat

    Due piatti uno di fronte all'altro. Un pedale sotto il piede sinistro li apre e li chiude, e puoi anche colpirli con la bacchetta.

  4. Tom tom-toms

    Tamburi montati sulla grancassa o su un supporto. Più il tom è piccolo, più suona acuto.

  5. Rullante snare drum

    Il tamburo meno profondo, e quello che mostra di più la personalità del batterista. Il fusto può essere di legno o di metallo.

  6. Cordiera e leva snares / strainer

    Una fila di sottili fili metallici sotto la pelle inferiore. La leva li appoggia sulla pelle o li stacca, e regola quanto sono tesi.

  7. Timpano (floor tom) floor tom

    Un tom che sta a terra su piedini o su un supporto. Dà un suono grave.

  8. Grancassa bass drum / kick drum

    Il tamburo più grande e più grave. Sta coricato su un fianco, con una pelle a ogni estremità; alcune pelli frontali hanno un foro.

  9. Pedale e battente della grancassa pedal / beater

    Il piede preme il pedale e il battente colpisce la grancassa. Il pedale può essere azionato da un'asta di metallo, da una cinghia o da una catena.

  10. Cerchio, torrette e tiranti hoop / lug / tension rod

    Il cerchio tiene la pelle sul fusto. I tiranti passano nel cerchio e si avvitano nelle torrette fissate sul fusto; stringendoli, la pelle si tende.

Come nasce il suono

La bacchetta colpisce la pelle tesa, la pelle si muove su e giù e spinge l'aria, che diventa suono. Funziona un po' come un elastico: più lo tendi, più il suono è acuto. E più il tamburo è grande, più il suono è grave.

Ma una pelle non vibra in modo ordinato come una corda. Vibra in tante forme insieme, e le loro frequenze non sono multipli interi di quella più grave; la seconda forma di una pelle ideale è circa 1,59 volte la prima. È come una folla in cui ognuno canticchia una nota diversa: capisci se la folla suona acuta o grave, ma non riesci a ricantare una nota precisa. Per questo i tamburi non hanno un'altezza precisa, anche se suonano più acuti o più gravi.

Quasi tutti i tamburi della batteria hanno due pelli con dell'aria chiusa in mezzo. Colpisci la pelle superiore e questa comprime l'aria, l'aria spinge la pelle inferiore, e la spinta va avanti e indietro finché si spegne. Pensa a due tappeti elastici uniti da un cuscino d'aria: salti su uno e si muove anche l'altro. Ecco perché i movimenti delle due pelli vanno in coppia, a volte nella stessa direzione e a volte in direzioni opposte.

Il segreto del rullante sta sotto. Quando colpisci la pelle superiore, la pelle inferiore trema e continua a sbattere contro i fili della cordiera appoggiati su di lei, che aggiungono un frusciare brillante. Stacca la cordiera e il tamburo suona completamente diverso. In un esperimento di Yamaha, spago, elastici e cellofan non facevano quasi niente, mentre il filo da pesca si avvicinava più di tutti a una vera cordiera, perché la cordiera ha bisogno di un certo peso e di elasticità.

Il fusto funziona come una cassa acustica che risuona insieme alle pelli. Un fusto grande o profondo suona corposo e pieno; uno piccolo o poco profondo suona brillante e leggero. I fusti hanno anche un piccolo foro per l'aria. Senza, il suono è soffocato, e sulla grancassa il foro attenua anche il contraccolpo che il piede sente quando la pelle si gonfia e torna indietro.

La grancassa è uno strumento potente: in un esperimento, una grancassa da orchestra ha prodotto al suo picco fino a 20 watt di potenza sonora, più di qualsiasi altro strumento dell'orchestra. Quando viene colpita molto forte, la pelle per un attimo è più tesa, quindi il suono parte circa il 10% più acuto, quasi un tono, e poi scivola verso il basso mentre la vibrazione diminuisce.

Un piatto è una sottile lastra di metallo, e quando viene colpito tutta la lastra vibra in tanti modi insieme. Anche queste vibrazioni non sono multipli interi, quindi un piatto non ha un'altezza precisa. Degli studiosi hanno fatto vibrare dei piatti con una macchina a una sola frequenza, aumentando piano piano la forza. La vibrazione è passata da regolare a sempre più disordinata, fino a diventare caotica, e quel caos suonava molto simile a un piatto colpito forte con un mazzuolo. I piatti sottili arrivano facilmente a questo stato, e i ricercatori dicono che è questo a dare al crash il suo suono scintillante.

Prova: tendi della pellicola trasparente sopra una ciotola e fermala bene con un elastico. Picchiettala con una bacchetta cinese. Poi tendi la pellicola di più o di meno e ascolta: il suono sale o scende? Metti sopra qualche chicco di riso e picchietta di nuovo; il riso che salta mostra la pelle che vibra.

Come si suona

Regola lo sgabello in modo che, da seduto, il piede destro stia proprio davanti alla grancassa. Rilassati, non sederti troppo indietro e tieni il peso al centro del sedile. Il piede destro va sul pedale della grancassa e il sinistro sul pedale del charleston. La maggior parte dei batteristi incrocia le mani: mano destra sul charleston, mano sinistra sul rullante. I mancini possono non incrociare e suonare il charleston con la mano sinistra e il rullante con la destra.

Impugna la bacchetta tra circa un quarto e un terzo della sua lunghezza, partendo dal fondo; ogni bacchetta ha un punto di equilibrio in cui rimbalza più facilmente. Stringila tra il polpastrello del pollice e la prima falange dell'indice, e lascia appoggiate leggermente le altre tre dita. Tieni la bacchetta in linea con l'avambraccio. Tenere le due bacchette nello stesso modo si chiama impugnatura simmetrica (matched grip); l'impugnatura tradizionale è più difficile.

Colpire un tamburo è come palleggiare con un pallone da basket: lo spingi giù e lo lasci risalire da solo. Questo è il colpo in rimbalzo, uno dei modi più importanti per suonare senza tensione. Yamaha dice che il modo giusto non è stringere sempre, ma mettere forza solo nel momento dell'impatto, ed è anche per questo che perfino i professionisti a volte perdono una bacchetta. Prima di cominciare, tieni le bacchette a V rovesciata con le punte 2–3 cm sopra il centro della pelle, senza appoggiarle, altrimenti fai rumore prima ancora di cominciare.

Per i piedi ci sono due stili principali. Nell'heel-up (tallone alzato) sollevi il tallone e premi con tutta la gamba: è facile suonare forte e restarci, difficile suonare piano. Nell'heel-down (tallone giù) tieni il tallone appoggiato e usi la caviglia: è facile suonare piano, difficile suonare forte a lungo.

Suona il ride con la punta della bacchetta e il crash con la spalla, la parte in cui la bacchetta si ingrossa. Il rullante ha tanti suoni: colpire insieme il cerchio e la pelle è un rimshot aperto. Per il rimshot chiuso (cross-stick), usato nella bossa nova e in altri generi, tieni la bacchetta tra pollice e indice e colpisci il cerchio con il fondo della bacchetta. Nel jazz e nelle ballad spesso si usano le spazzole al posto delle bacchette, che suonano molto più piano.

I batteristi studiano i rudimenti, gli schemi di colpi di base. La Percussive Arts Society (PAS) elenca 40 rudimenti internazionali in quattro gruppi: rulli, paradiddle, flam e drag. Consiglia di studiarli lenti, poi veloci, poi di nuovo lenti.

  • La mano destra suona crome sul charleston, la mano sinistra colpisce il rullante sul 2 e sul 4, il piede destro suona la grancassa sull'1 e sul 3. Uno dei groove più semplici.
  • Le note del charleston sono fitte il doppio, semicrome, quindi il groove è più movimentato.
  • Con i piatti premuti uno contro l'altro il suono è breve e asciutto; aprili e risuona più a lungo e più forte.
  • Lo stesso groove con la mano destra sul piatto ride: ogni colpo è chiaro e separato.
  • Colpi molto leggeri sul rullante tra quelli normali. Nella scrittura per batteria si indicano con delle parentesi intorno alla testa della nota.
  • Alla fine di una sezione il groove si ferma e il batterista fa un fill dal rullante al tom acuto e al timpano, poi atterra su un crash insieme alla grancassa.

Come leggere la scrittura per batteria

La maggior parte delle parti della batteria non ha un'altezza precisa, quindi non c'è una nota scritta da convertire in nota reale. La batteria non è uno strumento traspositore e non ha un'estensione nel senso solito. La musica per batteria di solito si scrive con una chiave neutra, due brevi lineette verticali, che ti dice che ogni rigo o spazio indica uno strumento, non un'altezza.

I tamburi usano teste di nota rotonde e piene (●) e i piatti una testa a ×, entrambe con il gambo. Non c'è una regola fissa su quale strumento vada su quale rigo; Yamaha fa notare che ogni autore fa un po' a modo suo. Per questo le parti di batteria di solito hanno una legenda. La Percussive Arts Society ha pubblicato il Guide to Standardized Drumset Notation di Norman Weinberg per aiutare a scrivere parti di batteria chiare.

Ecco una disposizione comune, presa dalla legenda delle percussioni di un'università. Grancassa nel primo spazio, timpano nel secondo spazio, rullante nel terzo spazio, tom medio sul quarto rigo e tom piccolo nel quarto spazio. Con le teste a ×: charleston suonato con la bacchetta sul quinto rigo, ride nello spazio sopra il pentagramma, crash sul primo taglio addizionale sopra, e charleston suonato con il piede nello spazio sotto il pentagramma.

Ancora qualche segno: + vuol dire chiuso o smorzato, o vuol dire aperto e risonante, e le parentesi intorno a una testa di nota indicano una ghost note molto leggera. RH, LH, RF e LF sono le sigle inglesi di mano destra, mano sinistra, piede destro e piede sinistro. A volte la parte dice solo «fill in», così improvvisi un fill, oppure solo «Bossa Nova» con una linea ondulata, così suoni un tuo groove di bossa nova.

Una disposizione comune. I tamburi, dal basso in alto: grancassa, timpano, rullante, tom medio, tom piccolo.
I piatti hanno teste a ×. Dal basso in alto: charleston con il piede, charleston con la bacchetta, ride, crash.

Ascolta

  • Più il tamburo è grande, più il suono è grave: grancassa, timpano, tom acuto, poi il rullante con il frusciare della sua cordiera.
  • Il charleston chiuso è breve, quello aperto risuona; il ride è chiaro colpo per colpo; il crash è uno scroscio brillante che si spegne in fretta.
  • Confronta un colpo sulla pelle del rullante con un clic secco sul cerchio.
  • Grancassa e rullante fanno da spina dorsale, il charleston taglia il tempo in pezzi più piccoli, e un crash segna l'inizio.

Storia e parenti

Prima della batteria, grancassa, rullante e piatti erano spesso suonati da persone diverse. La cronologia di Vic Firth comincia nel 1865, dopo la guerra civile americana, quando i batteristi cominciarono a provare a fare da soli il lavoro di un'intera sezione di percussioni. Prima venne il double drumming: le due mani suonavano grancassa e rullante, senza piedi.

La batteria nacque negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento, insieme al ragtime e al jazz. Il batterista di New Orleans Edward «Dee Dee» Chandler fu forse uno dei primi a suonare la grancassa con un semplice pedale mentre suonava il rullante con le mani, e spesso viene indicato come il punto di partenza; lo Smithsonian fa notare che altri l'avevano già fatto prima di lui. L'unica sua foto conosciuta, del 1896 con la band di John Robichaux, mostra un pedale sulla grancassa, nell'angolo.

Nel 1909 William F. Ludwig brevettò un pedale per grancassa a molla. Affidabile e facile da trasportare, il pedale diventò una parte fissa della batteria, e negli anni Venti era ormai di serie. Il charleston nacque da una coppia di assicelle incernierate con piccoli piatti, che stava a terra; il charleston come lo conosciamo prese forma tra la fine degli anni Venti e il 1930 circa.

All'inizio del Novecento i batteristi aggiunsero alla batteria dei tamburi cinesi, che intorno agli anni Trenta lasciarono il posto ai tom montati su supporti. Gene Krupa lavorò con Avedis Zildjian a piatti molto più sottili, creando i primi piatti crash e splash per la batteria. Negli anni Trenta e Quaranta si aggiunsero altri piatti, molti aggeggi per gli effetti sonori furono abbandonati, e la batteria moderna prese forma.

Negli anni Quaranta Kenny Clarke spostò il tempo principale sul piatto ride e lasciava cadere fill inaspettati su grancassa e rullante per rispondere al solista. Le pelli di plastica arrivarono a metà degli anni Cinquanta: Evans dice che Chick Evans le inventò nel 1956, mentre Remo dice di aver lanciato nel 1957 la prima pelle sintetica di successo e di aver ottenuto un brevetto nel 1960. Le pelli di plastica non temono l'umidità né la temperatura, quindi richiedono meno cure di quelle di pelle animale.

L'antenato del rullante è il tabor, un tamburo medievale europeo. I tabor più grandi si suonavano con due bacchette ed ebbero la cordiera spostata sulla pelle inferiore, diventando il tamburo militare (side drum), che dal XIV secolo marciava con la fanteria svizzera insieme ai pifferi. I piatti arrivarono in Europa dalla Turchia ottomana nel Settecento. Secondo Zildjian, nel 1618 l'armeno Avedis I scoprì a Costantinopoli un modo segreto di trattare una lega e lo usò per fare piatti, e nel 1623 il sultano gli diede il nome Zildjian, che vuol dire fabbricante di piatti. Tra i parenti della batteria ci sono i timpani d'orchestra, le conga, i bongo e la tabla indiana.

  1. 1618 / 1623
    Avedis I scopre il suo metodo per la lega e riceve il nome Zildjian, «fabbricante di piatti» (secondo Zildjian)
  2. XVIII secolo
    I piatti arrivano in Europa dalla Turchia ottomana
  3. 1865
    Dopo la guerra civile, i batteristi cominciano a coprire da soli un'intera sezione di percussioni (double drumming)
  4. 1896
    Una foto di gruppo mostra un pedale sulla grancassa di Dee Dee Chandler
  5. 1909
    Ludwig brevetta un pedale per grancassa a molla
  6. 1927
    Walberg e Auge lanciano il supporto Charleston, simile al charleston di oggi
  7. Anni Trenta
    Krupa e Zildjian creano i primi piatti crash e splash per la batteria
  8. Anni Quaranta
    Kenny Clarke sposta il tempo principale sul piatto ride
  9. Inizio anni Cinquanta
    Louie Bellson porta la doppia grancassa sotto i riflettori
  10. 1956–1957
    Compaiono le pelli di plastica (Evans e Remo danno ciascuno la propria versione)

Primi passi e cura

Per scegliere le bacchette, Yamaha consiglia di far oscillare il paio più sottile, poi il più spesso, e poi tornare indietro, scegliendo il paio più spesso che risulta ancora comodo. Le bacchette più spesse suonano più pesanti e più forti. Oggi la maggior parte delle bacchette è di hickory; quelle di acero sono più leggere. Una punta tonda tocca la pelle nello stesso modo a qualsiasi angolo, quindi suona uniforme ed è adatta ai principianti; le punte in nylon rimbalzano di più e suonano più taglienti di quelle in legno.

A casa puoi cominciare con un pad di studio. Yamaha consiglia il tipo con supporto, così puoi stare seduto ed esercitare anche i piedi, e dice che il suo pad in gomma è robusto; i pad in mesh si possono tendere, ma con l'uso si allentano piano piano e ogni tanto vanno sostituiti.

Di solito i tamburi non si accordano sul do-re-mi. Accordi ogni tamburo finché risuona bene e suona come piace a te, con la stessa altezza tutto intorno alla pelle. Prima stringi tutti i tiranti a mano, poi stringili un po' alla volta con la chiave per batteria in ordine incrociato, come i bulloni della ruota di un'auto, così la pelle non fa grinze.

Non esiste un unico modo giusto di accordare le due pelli; dipende dal suono che vuoi. Yamaha dice che due pelli con la stessa tensione risuonano a lungo ma non sono molto forti; una pelle inferiore più lenta di quella superiore dà una risonanza più corta e un attacco più deciso, mentre una pelle inferiore più tesa dà un suono più forte e più lungo.

  • Pulisci la batteria dopo aver suonato, soprattutto le parti di metallo, che possono arrugginire, e le filettature, che possono bloccarsi.
  • Le pelli si consumano. Allenta la pelle: se vedi delle ammaccature dove batte la bacchetta, è ora di cambiarla. Chi si esercita molto cambia le pelli circa ogni sei mesi. La prima volta, chiedi a un negozio di musica o a un batterista esperto di farti vedere come si fa.
  • Anche la cordiera si consuma: circa ogni sei mesi o un anno per chi suona tanto. Quando i fili cominciano ad allargarsi, è già ora.
  • I piatti più recenti hanno uno strato protettivo trasparente; basta un panno asciutto e morbido. Se usi un lucidante per piatti, segui le istruzioni, toglilo tutto e non esagerare: se lucidando cancelli le scanalature della superficie, il suono cambia.
  • Un piatto incrinato è meglio portarlo in un negozio specializzato; anche dopo la riparazione suonerà un po' diverso.
  • Se le bacchette continuano a scivolarti di mano, prova il nastro antiscivolo (grip tape) o la cera per la presa.

Suono di pianoforte: Salamander Grand Piano di Alexander Holm (CC BY 3.0).

Strumenti

  1. Famiglie di strumenti
  2. Strumenti a corda
  3. I legni
  4. Ottoni
  5. Percussioni
  6. Strumenti a tastiera
  7. La voce
  8. L'orchestra
  9. Pianoforte
  10. Chitarra acustica
  11. Chitarra elettrica
  12. Basso elettrico
  13. Ukulele
  14. Violino
  15. Violoncello
  16. Flauto traverso
  17. Clarinetto
  18. Sassofono
  19. Tromba
  20. Batteria

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